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Ludwig van Beethoven ( 16 dic 1770 - 26 mar 1827 )

Beethoven Ludwig van
Ludovicus van Beethoven (Ludwing van Beethoven), compositore tedesco nato in una famiglia che vantava una tradizione musicale da almeno due generazioni, si distinse nel corso della sua vita per l’inesauribile grandezza e l’irresistibile originalità delle sue opere, influenzando gran parte della musica occidentale del XIX secolo.
Il nonno paterno Ludwing fu baritono e maestro di cappella presso il coro del principe elettore di Trèves; mentre il padre Johann, sposatosi il 12 novembre del 1767 con la figlia del capo cuciniere alla corte del principe elettore Maria Magdalena Keverich, esercitò l’attività di tenore sempre presso la stessa cappella arcivescovile. Dall’unione von Beethoven-Keverich, coronata dalla nascita di numerosi figli dei quali purtroppo solo tre sopravvissero, il secondogenito, chiamato con lo stesso nome del nonno, fu proprio Ludwig van Beethoven. Nacque a Bonn, città della Renania che ospitava allora la corte dell’elettorato di Colonia, presumibilmente il giorno che precedette il rito battesimale celebrato il 17 dicembre del 1770.
La casa natale di Beethoven a Bonn, nota come Beethoven-Haus, sita in Bonngasse 20, oggi è un museo.
Purtroppo le ristrettezze economiche e i disordini psicologici del padre dovuti alle dipendenze enologiche segnarono l’infanzia di Beethoven, il quale si trovò più volte chiuso in cantina, costretto a sedersi al pianoforte per lunghe ore: una giovinezza vissuta in preda alle continue e infruttuose azioni del padre, che si ripercossero inevitabilmente e in modo sostanziale sul giovane artista, generando il verificarsi di innumerevoli reazioni d’ira e instabilità comportamentali.
Tuttavia Johann, riconosciute le qualità eccezionali del figlio e ossessionato dall’attrattiva di rivedere rinnovato il mito “dell’enfant prodige” di Salisburgo, che ancora nel 1775 perdurava in tutta Europa, tentò di lanciare Ludwing come virtuoso pianista. Il precipitoso intento del padre, avente qualità morali e intellettuali, oltre che una preparazione musicale, nettamente inferiori rispetto a quella di Leopold Mozart, fu però inesorabilmente destinato a fallire. Il giovane artista apparve così per la prima volta in pubblico nel 1778 in occasione di un piccolo concerto.
Di certo il tirocinio del bambino prodigio, sotto l’iniziale guida paterna, fu assai dura e difficile. Fu così che poco dopo Johann lo affidò a Tobias Pfeiffer, poi all’organista di corte Aegidius (o Heinrich) van der Aeden, al violinista Franz Georg Rovantini, cugino della madre, ed ancora al francescano Willibald Koch e ad Andrea Luchesi. Ciò nonostante una vera e propria educazione musicale Ludwig van Beethoven riuscì ad ottenerla soltanto all'inizio del 1782 con un maestro degno di tale nome, Christian Gottlob Neefe, che non solo gli aprì ampie prospettive sul mondo musicale, ma anche su quello letterario e filosofico.
E fu proprio Neefe che, nel marzo del 1783, lasciò una testimonianza sul Cramers Magazin der Musik in merito al grado di preparazione raggiunto in questo periodo da Ludwig:«Louis van Beethoven è un ragazzo di undici anni (questo dato si è rivelato un espediente pubblicitario razionalizzato dal padre: diminuire di due anni la vera età del ragazzo allo scopo di accentuare la precocità musicale) e del talento assai promettente. Suona il pianoforte con molta abilità e potenza, legge assai bene a prima vista e, per farla breve, suona soprattutto Il clavicembalo ben temperato di Sebastian Bach…».
Nello stesso anno il buon maestro, orgoglioso di avere un allievo di eccezione, fece pubblicare le prime composizioni di Ludwig dall’editore Bassler di Spira, ossia tre Sonate per pianoforte dedicate all’elettore di Colonia Maximilian Friedrich e le Variazioni sul tema di una marcia in do minore di Ernst Christoph Dressler.
Dopo la morte del nonno, il bisogno sempre più acceso di serenità e affetto, cordialità e comprensione, doti umane ed intellettuali trovò accoglimento nell’amico d’infanzia Franz Gerhard Wegeler, il quale lo indusse a divenire l’insegnante di pianoforte di due dei quattro figli della signora Melene Breuning. «Egli fu subito trattato come uno della famiglia, e trascorreva in quella casa non soltanto la maggior parte del giorno, ma, sovente, anche la notte. Là si sentiva libero, là si comportava con disinvoltura, tutto concorreva a farlo contento a sviluppare la sua personalità. Più anziano di lui di cinque anni», disse l’amico
«io ero in grado di avvedermi di ciò e di apprezzarlo. La signora Breuning aveva il più grande dominio su quel ragazzo spesso stravagante e scontroso». Non di rado, infatti, l’amico e la famiglia Breuning furono testimoni di imprevedibili impennate caratteriali, di improvvise reazioni e cangianti temperamenti, trovanti di fatto giustificate motivazioni di causa nell’infanzia infelice, in quel passato increscioso che si ripercuoteva incondizionatemente nel suo vissuto quotidiano.
Morto nel 1784 Maximilian Friedrich von Konigsegg-Aulendorf, arcivescovo e principe di Colonia, gli succedette l’arcivescovo Maximilian Franz che, animato da profondi interessi musicali, trasformò radicalmente l’atmosfera stagnante della cittadina, introducendo idee e metodi di governo nuovi, fondando, fra l’altro, un’università che fu frequentata per qualche tempo anche da Beethoven. Il consolidamento di una viva formazione culturale in una città ospitante numerose compagnie operistiche si rilevò un fattore del tutto sostanziale in vista delle conoscenze operistiche di noti compositori, come Cimarosa, Paisiello, Sarti, Grétry ed altri.
A quattordici anni il giovane Beethoven ricevette un incarico ufficiale di sostituto organista di corte, regolarmente retribuito con centocinquanta Gulden annui; tale situazione agevolò la condizione di responsabilità dalla quale era investito, di tipo educativa nei confronti dei suoi due fratelli Kaspar Karl e Johann Nikolaus e curativa invece per la madre.
Intanto si consolidò il rapporto d’amicizia e al contempo d’ammirazione con l’influente conte Ferdinand Ernst Waldestein, il quale gli prospettò la possibilità di un viaggio a Vienna allo scopo di perfezionarsi sotto la guida di qualche illustre maestro; ma il soggiorno nella capitale salisburghese fu interrotto a causa della sopravvenuta morte della madre.
«Trovai mia madre viva, ma nel più misero stato di salute», attestò Beethoven, «Era ammalata di consunzione e sette settimane or sono è morta dopo aver sopportato molti dolori e molte sofferenze. Era una madre così buona e gentile: era la mia migliore amica. Oh, chi più felice di me, quando p
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